Antartide, appello dei ricercatori per studiare la stabilità della calotta orientale
Nel bacino di Wilkes, decisivo per capire l'innalzamento del livello dei mari
Dal mondo della ricerca arriva un appello per studiare la stabilità della calotta nell'Antartide orientale, in particolare nel bacino di Wilkes, una delle aree meno conosciute e particolarmente importante perché potrebbe contribuire in modo significativo al futuro innalzamento del livello del mare globale. A lanciarlo, dalla rivista Nature Reviews Earth & Environment, è l'articolo pubblicato dal gruppo internazionale guidato da Matt King, dell'Australian Centre for Excellence in Antarctic Science (Aceas) e della University of Tasmania. L'Italia partecipa con Fausto Ferraccioli, Florence Colleoni, Laura De Santis e Serena Lagorio, dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e Fiorenza Torricella, ora post-doc all'Università di Salamanca in Spagna. Secondo l'ipotesi più accreditata, il substrato roccioso del bacino di Wilkes, che dalla linea di costa raggiunge all'interno profondità fino a 2 chilometri sotto il livello del mare, potrebbe favorire in futuro meccanismi di arretramento e potenziale instabilità della calotta, come sta già avvenendo in Antartide occidentale. Tuttavia, secondo i ricercatori le lacune nelle osservazioni disponibili non consentono ancora di prevedere con accuratezza quando e quanto rapidamente potrebbero verificarsi cambiamenti futuri della calotta dell'Antartide Orientale. "Non abbiamo a disposizione dati di mappatura in situ dei fondali marini dell'area e - osserva King - le informazioni sulle condizioni oceanografiche che potrebbero determinare la fusione in futuro sono ancora estremamente limitate". De Santis rileva che i modelli indicano che circa tre milioni di anni fa, quando le temperature globali e le concentrazioni atmosferiche erano simili a quelle attuali, "alcune parti del bacino subglaciale di Wilkes sembrano aver subito un ritiro considerevole". Per Colleoni questi scenari del passato, "sebbene non rappresentino analoghi perfetti del futuro, rappresentano un chiaro segnale d'allarme, evidenziando la necessità di capire meglio, e al più presto, come questa regione reagirà al futuro riscaldamento". Anche per Ferraccioli "studiare meglio questa regione ancora poco esplorata e prevederne con maggiore accuratezza l'evoluzione futura è importante per poter quantificare e affrontare meglio l'innalzamento del livello del mare".
T.Ludwig--VZ