Il destino non è scritto nel Dna, ma in un mix di fattori
Esperto: 'non solo mutazioni, cautela sui test genetici'
Il destino non è scritto nel Dna o, perlomeno, non esclusivamente: a determinare se un individuo si ammalerà o meno non sono solo le mutazioni genetiche, ma un mix di fattori che comprendono anche abitudini e ambiente. È quanto emerge dal vasto studio dell'Università britannica di Exeter, pubblicato sulla rivista Genome Medicine: per la prima volta ha descritto il genoma umano 'medio' grazie ai dati provenienti dal Dna di quasi un milione di individui, custodito in due grandi biobanche britanniche. Il risultato mostra che il Dna di ciascuna persona si distingue da quello di un'altra per cinque milioni di varianti genetiche e, tra queste, molte sono legate al rischio di malattie, anche negli individui sani. "Il messaggio centrale è forte e controintuitivo", dice all'ANSA Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata: "La variabilità genetica è la norma, non l'eccezione. Questo lavoro smonta l'idea che il Dna sia un destino e invita a leggere i test genetici con cautela e contesto". I ricercatori coordinati da Caroline Wright hanno osservato che, tra le cinque milioni di varianti presenti nel Dna di ogni individuo, sono circa 10mila quelle che alterano le sequenze geniche: gli effetti di tali alterazioni possono essere positivi o negativi, ma più spesso risultano neutre, dunque non producono alcuna conseguenza significativa. Ogni persona possiede da una a tre varianti rare associate a gravi malattie genetiche e più di 50 la cui rilevanza clinica è ancora incerta.
O.Meyer--VZ