Giorgio Pasotti, 'i miei sei personaggi in cerca di lavoro'
In 'Sotto a chi tocca' è sfida tra Papaleo, Fresi e Mezzogiorno
(di Francesco Gallo) Non sono certo 'I sei personaggi in cerca d'autore' di Pirandello, ma sicuramente sei personaggi in cerca di lavoro, disposti a tutto, alle peggiori bassezze pur di prevalere, quelli delineati da Giorgio Pasotti, alla terza regia in 'Sotto a chi tocca', commedia amara che arriverà in sala l'8 ottobre con Wonder. Ecco tutti i candidati per un ruolo di rilievo in una prestigiosa multinazionale: lo stesso Pasotti, Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi, Giacomo Giorgio e Linda Messerklinger. Questi sei personaggi scoprono presto di essere finiti dentro un esperimento crudele in cui ogni gesto viene osservato, ogni reazione valutata. A rendere tutto più inquietante, una rivelazione: tra loro si nasconde una talpa dell'azienda. Da quel momento il colloquio diventa un gioco psicologico al massacro, fatto di prove assurde, umiliazioni, alleanze fragili e tradimenti improvvisi. Chi lascia la stanza è fuori. Chi resta, forse, vince. Il film è l'adattamento della pièce teatrale Il metodo Grönholm del drammaturgo catalano Jordi Galceran. "Quest'opera pone una domanda semplice - dice Pasotti all'incontro stampa -: quanto siamo ancora autentici quando abbiamo disperatamente bisogno di fare una buona impressione. Il film mette insieme persone che dovrebbero dimostrare capacità di relazione e collaborazione, ma che contemporaneamente sanno di essere in competizione. E quando il successo dell'altro comincia a sembrare una minaccia per il proprio, anche i rapporti tra le persone cambiano". Quanto è difficile mettere in piedi una 'non commedia'? "Per quanto riguarda l'aspetto produttivo è stato un po' più complesso, ma neanche troppo. Credo che invece ci sia una certa disponibilità. Secondo me - spiega Pasotti - bisogna osare, avere più coraggio. In fondo questi sono personaggi che vengono dalla commedia dell'arte un po' come Sordi e Gassman ne La grande guerra, fanno parte della nostra tradizione". "C'è sempre il timore di affrontare una pellicola basata quasi solo sulle parole e con poca azione - dice Fresi - , girata in pochissime location asettiche. Ma la sfida è proprio questa: dare centralità al testo. C'è la tendenza a sottovalutare il pubblico pensando che servano sempre movimento e ritmo visivo, ma se offri dei contenuti forti il pubblico resta attento. Questi temi sono poi vergognosamente attuali". "È stato un film difficile - sottolinea Giovanna Mezzogiorno -. Essendo una storia d'interni fondata sui dialoghi, l'azione è ridotta al minimo. Come attori abbiamo dovuto interpretare personaggi capaci di mutare rimanendo sempre credibili. Sul piano personale mi sento distante da queste dinamiche: non ho mai lavorato in un contesto aziendale e non sono per niente competitiva. Di fronte alla competizione tendo a bloccarmi piuttosto che a reagire". Ci scherza su Rocco Papaleo: "Vorrei sottolineare l'aspetto 'atletico' di questo lavoro. Lo dico senza ironia: abbiamo girato lunghi piani sequenza, con un approccio quasi teatrale che richiedeva di imparare moltissime battute a memoria e dominarle al meglio". Infine conclude Pasotti : "Oggi anche nel nostro settore c'è molta competitività, ma il cinema resta un lavoro di squadra. È come una composizione musicale, come il Lacrimosa di Mozart: ogni attore suona il proprio strumento. Se qualcuno cerca di prevaricare sull'altro, il risultato è una stonatura. Suonare tutti insieme questa melodia è stato bellissimo".
U.Sommer--VZ